05/04/23

IL VANGELO PORTA AL DI LA’ DI TUTTO, ANCHE DEL VANGELO - IL GIORNO DELLA SALVEZZA capitolo 34

Qui di seguito il trentaquattresimo capitolo del nuovo libro che ho scritto 

IL GIORNO DELLA SALVEZZA


che è il diretto seguito del Vangelo Pratico, edito da Anima EdizioniSpero così di fare cosa gradita a coloro che desiderano conoscere meglio il Vangelo Pratico e sapere come continuano gli approfondimenti. Attendo i vostri commenti e le vostre opinioni, anche in privato.


IL VANGELO PORTA AL DI LA’ DI TUTTO, ANCHE DEL VANGELO




Nel groviglio del tempo, dai testi sacri e dalle loro interpretazioni, dai trattati filosofici apocrifi o di altre esperienze spirituali, Gesù è passato sotto le più svariate letture. Alcune delle quali dubiterebbero con prove la Sua reale esistenza storica o che invece sia inscrivibile all’interno di tradizioni inaspettate. E potrebbe anche essere così, seppure al praticante del Vangelo non interessa credere in un personaggio storico.
È la conoscenza a servire, il modo che essa adopera per giungere a noi è secondario. Perché la struttura attraverso la quale ne facciamo l’interpretazione e ne abbiamo una visione è anch’essa stessa una costruzione posticcia. Proprio come fin qui abbiamo descritto l’intera realtà, in quanto risultato di idee e credi. Per questo, dopo che la gnosi viene captata, il praticante non troverà più una fonte esaustiva nella religione o nel percorso spirituale fino a quel punto frequentato. Le religioni, proprio quando si fanno mantenitrici di una tradizione, diventano, forse inconsapevolmente, promotrici di quel mondo che in verità pure esse stesse indicherebbero come illusorio. Quando, invece, le religioni si prestano per attraversare la realtà come farebbe un ponte al di sopra del caos, si realizzano permettendo la libertà; anche dalla religione stessa: da lì in poi, il fedele non vedrà le credenze come sbagliate, ma come mero apprendistato per la maturità.
Infatti, ogni confessione religiosa tramanda l’esperienza di gruppi di eletti che proprio quando si sono scostati dal suo interno, dall’organizzazione di riti e cerimonie, hanno intercettato il contatto con il Divino che dovrebbe fungere da meta.
È altresì osservabile come forse tutte le religioni portano a questo risultato non appena le si oltrepassi. Allo stesso modo di come invece diventano manifestazione di potere quando si radicano. Una (e la medesima) è la Verità dietro a tutte le ricerche spirituali, proprio come sulla loro facciata si trova un clero dalle mire politiche. Probabilmente, una esiste grazie all’altra o a favore dell’altra e viceversa. Anche questo libro usa un linguaggio che potrebbe essere riconoscibile in una dottrina piuttosto che appartenente a un’altra; ma sarebbe solo come pretesto per veicolare le informazioni necessarie.
I tre magi presumibilmente furono sacerdoti irani che seguendo la traccia della stella, sapevano che sarebbero stati condotti al cospetto dell’erede annunciato secoli prima dal loro profeta Zarathustra. Fatto che, come sappiamo, effettivamente essi riscontreranno: un neonato che da adulto avrebbe annunciato la resurrezione. Mentre gli ebrei, percorrendo la loro fede, riconobbero in Gesù il messia atteso; forse reincarnazione di Elia. Maometto, folgorato dalla Rivelazione, si ritroverà a spendere la vita nel proseguire la predicazione di Gesù; egli segnerà in questo modo l’avvio di una nuova religione: l’Islamismo. Seguendo il filo rosso che diparte da Cristo, si può giungere in India e si rinviene che Egli rispecchia anche una delle manifestazioni attese sulla Terra di Visnù.
Inoltre, attraverso i vari continenti, i Vangeli hanno posto il seme al loro passaggio di confessioni che variano l’approccio al Cristianesimo. Mentre da epoche antiche e in luoghi distanti tra loro, si rinverrebbero le tracce di culti legati a figli di Dio nati da una vergine, condannati a morte e risuscitati.
Approfondendo questi spunti, si può venire sopraffatti da un’immensa mole di dati. La confusione e gli intrecci possono spingere alla resa anche il più desideroso di capire e fare chiarezza. Con onestà, bisognerebbe segnalare che Gesù apparirebbe plasmato oppure deformato a seconda delle esigenze del momento. O meglio, sospettare che in nessun credo ci si potrebbe sentire al sicuro e nella ragione di essere al cospetto della verità.
In realtà, sarebbe corretto leggere la Storia in modo meno rigido quando abbiamo a che fare con il divino. Proprio per il contesto assoluto nel quale Gesù opera, Egli è veramente il filo rosso di ogni cosa. Come già mostrato, Gesù si presenta sì come manifestazione diretta di Dio, ma anche come spirito presente “fin dalla fondazione del mondo”. Egli incarna la Verità e lo Spirito Santo, quindi è anche presente in ogni cosa alla pari della rete sulla quale si poggiano le fondamenta di un edificio. È vero che la conoscenza, la Verità, appare in forma di Gesù, ma non è Gesù, il quale è solo l’immagine, l’icona, come la copertina per un libro. Essa si manifesta attraverso quell’immagine e quindi può prendere l’aspetto di tutto ciò che si incontra quando si indaga il divino.
Pertanto, è logico che nella forma del messia di varie religioni possa passare sempre la stessa icona. Un po’ come la neve che ovunque nel mondo, malgrado le distanze, appaia sempre nella stessa guisa perché prodotta dalla medesima reazione fisica. O l’utensile, come un piatto, che gli archeologi scoprono identico seppure costruito da uomini distanti vari continenti ed epoche. Oppure, come le conoscenze che vengono trasmesse e si manifestano nelle varie creature anche se non sono in contatto come se fossero un’unica coscienza.
Si potrebbe allora dichiarare che Gesù è l’immagine in cui si manifesta la Verità, ma non è questo importante, ovviamente: la Verità che vi è dietro, semmai. Non si vuole per questo livellare ogni diversa fede diffusa nel mondo come se fosse la medesima. Piuttosto invitare a cogliere che malgrado il modo in cui si organizza un credo e il suo adattamento nel corso dei tempi, la fede sarebbe in realtà sempre indirizzata verso l’unico Uno, la vera Realtà, il Padre.
Allora, la conoscenza può essere trasmessa tramite la dottrina più consona per il popolo e utilizzando dei nomi precisi. E la dottrina però, è solo lo strumento per giungere a Dio, non Dio. Per questo motivo, si è ritenuto fondamentale riconoscere anche nella Storia che chiunque, non appena sia entrato in contatto con l’Assoluto, si sia discostato dalla religione del suo tempo. Anzi, si potrà notare che pure i profeti che si riconoscono come fondatori della religione alla quale personalmente si è devoti spesso hanno sentito un bisogno spontaneo di scostarsi e relazionarsi con Dio lontani dalle consuetudini, dai templi, dalle cerimonie. Essi sono poi tornati parlandoci di quello che troviamo testimoniato anche nel Vangelo. Sono poi i loro discepoli che strutturano quello che diventerà una religione, per motivi organizzativi, formativi, potremo dire. Anche laddove non venga richiesto da chi ne era stato il promotore.
Noi abbiamo deciso di dedicarci al Vangelo di Gesù non per arroganza, ma perché lo intercettiamo come il nodo centrale a cui tutte le fedi sono legate con un filo. È stato così, infatti, che personalmente scoprii che mentre studiavo altre religioni stavo anche facendo luce sulla parola di Gesù e viceversa. Religioni alle quali mi ero interessato perché non trovando una risorsa per approfondire la mia fede sorta nel mondo cristiano, avevo creduto di dover anche oppormi a esso. Invece, mi sarei poi reso conto che la mia avversione era solo frutto di una mancanza di comprensione su quanto la vera realtà sia una sola, malgrado le svariate sfaccettatura essa possa prendere.
Avrei potuto cambiare religione o diventare ateo, ma sarebbe stato lo stesso: un cambiare un credo. Quanti “credi” cambiamo nel corso della vita? Abbiamo già notato che ciò è paragonabile un po’ a come quando ci si cambia di abito. Anche non credere a nulla o interessarsi solo al soddisfare i propri desideri, sono dei credi.
Di conseguenza, si può poi seguire una religione perché si rimane affezionati al culto, alla tradizione. Un praticante sinceramente desideroso di entrare in contatto con il Padre giunge ad andare oltre la religione e a qualunque intermediazione. Per il motivo che ora qualsiasi cosa che funge da intermediazione gli appare come una costruzione che l’uomo ha fatto per poter giungere alla Verità, non la Verità.
Tant’è che tutte le confessioni religiose, se giungono alla Verità hanno ragione su di Essa e su come interpretano Gesù (vedi elenco più sopra). E, contemporaneamente, nessuna ha ragione perché analizzano da questa realtà: dal punto di vista della loro natura artificiale. La quale è una costruzione utile per questa realtà che permette di fare esperienza solo nella divisione e opposizione. Infatti, ogni fedele è sicuro che la propria religione sia quella più consona alla Verità, mentre le altre sarebbero parziali o, addirittura, fraudolente. Pure per la spiritualità, si deve rilevare, è presente la mentalità competitiva se si rimane su un piano superficiale. Proprio come le varie tifoserie di uno sport, gli appartenenti a una religione non arriverebbero mai a credere che la propria fede sia rivolta a un culto mediocre e a un Dio perdente. Ognuno crede di far parte della squadra vincente, e vede chi non è a lei devota come qualcuno che sarà sempre legato a chi si piazza al secondo posto.
È importante notare che per poter manifestare la propria presunzione di superiorità, si arriva anche a farsi apertamente la guerra. E il rischio è che nel frattempo si discute e si lotta per avere ragione o per il punteggio da prendere in classifica (per ripetere l’esempio dello sport), si finisce per mancare di fare direttamente l’esperienza.
Proprio come i tifosi di calcio che se amassero veramente il calcio non si perderebbero in litigi ed elucubrazioni sul gioco del calcio ma si metterebbero piuttosto a tirare calci a un pallone. Che sarebbe enormemente più divertente; ma, è evidente, il reale interesse è apparire vincenti convincendosi di far parte di una squadra vincente.




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