04/05/22

PRATICARE UN’ARTE MARZIALE CHE PUO’ ESSERE... NON VIOLENTA - in dialogo con il Maestro Mario Antoldi

L’arte marziale, che è un’arte del combattimento e della difesa personale, può non essere violenta quando è praticata scevri dall'intento di opporsi all’avversario ostacolando il suo gesto.

L’arte marziale di cui si parlerà in questo approfondimento passa per una visione della realtà che porta l’individuo a partecipare a un fluire più grande di lui. Essa, così, diventa una pratica che permette una conoscenza profonda di sé e del mondo in cui si vive... e che tutto partecipa a questo flusso; da portare il praticante alla “vera natura originaria dell’essere umano”.

Un combattimento che diventerebbe accettazione; prima di tutto di sé.



10/04/22

Né guerra né pace




Uno dei passaggi del mio libro che ha ottenuto maggiori commenti è quello in cui si precisa che chi è contro la guerra sta avendo lo stesso intento di chi invece è a favore; per il suo essere “contro”. Visto che attualmente l’opinione pubblica ha deciso di definirsi in emergenza per la guerra, mi sento nella libertà di dare un’opinione a riguardo.

In tale passo del mio libro, si usa in quel modo un argomento così delicato, come la guerra, perché non ci fossero dubbi nell’affermare che l’uomo ha responsabilità in quello che succede a lui e alla realtà che vive. Non accorgersi di ciò è un credere di essere alla mercé degli eventi, senza alcuna corrispondenza con la vita. Invece, il modo in cui si è produce dei precisi effetti nel mondo. Proprio come i frutti di un orto saranno maggiori, più buoni e più sani se il contadino ci coltiva con cura e serenità, invece che trascuratezza e noia; lo sappiamo tutti che è così, anche se non sappiamo spiegarcelo.

Ed è così se reagiamo a un conflitto (come per qualsiasi problema) con ulteriore conflitto, con la premura di schierarci da una parte oppure nell’altra, nel riconoscerci in una bandiera. In questo modo abbiamo già fatto in passato ed è così che abbiamo permesso che si ripetessero gli stessi problemi. E, probabilmente, il nostro dividerci di oggi metterà le basi per i conflitti a venire. In un mondo senza pace non può che esserci guerra.

Ora stiamo uscendo da un periodo di emergenza che abbiamo affrontato come un conflitto accettando che la popolazione venisse divisa in gruppi, impedendo ad alcuni di accedere a servizi ai quali una volta accedevano e permettendo ad altri di potersi muovere liberamente. Con simili discriminazioni, onestamente, pensavate che il mondo dopo l’emergenza sarebbe risultato più unito, sereno, in pace? Vi pare logico, vi pare che abbia una consequenzialità? All’interno delle stesse comunità, addirittura fra amici e familiari, si sono formati schieramenti contrastanti e a volte litigiosi: possono atteggiamenti simili favorire un mondo di pace, dialogo e accordo? In altre parole: davvero ci dovremmo sorprendere se ci sono guerre nel mondo?

Non si vuole sostenere, ovviamente, che la guerra di cui si parla tanto oggi nei tg sia una diretta conseguenza di come abbiamo affrontato la crisi della pandemia, ma si vuole ricordare (senza la pretesa di salire in cattedra ma con il desiderio di far scorgere un diverso punto di vista) che non può sorgere pace se si crea divisione, e specialmente non può sorgere fra chi quelle divisioni le fomenta. E non per critica, che si dice così, ma perché questo è il naturale sviluppo della nostra realtà, proprio come l’esempio di più sopra dell’orto e del contadino. La pace è nell’assenza di schieramenti e di divisione, eppure si crede che pace significhi rinforzare così tanto il proprio schieramento da impedire i conflitti (perché si è così forti che nessuno ha il coraggio di “alzare la cresta”).

Siamo così abituati a schierarci che arrivati alla fine di questo testo forse anche voi sarete giunti al punto di sentirvi a favore o contro quanto ho scritto. Ma non è il mio obiettivo, né voglio far sentire nessuno colpevole o farmi vedere superiore “perché l’avevo scritto già”… Semmai, guardiamo anche quest’ennesima crisi come un’opportunità per osservare come reagiamo personalmente, come ci comportiamo e quindi diventare più consapevoli di noi stessi. Provare a leggere la realtà senza differenziare quello che c’è dentro di noi con quello che succede fuori… Certamente non si nega che le guerre derivino da conflitti storici e politici ben precisi, ma considerare che essi forse non ne siano la causa ma piuttosto conseguenza dello stato di coscienza del mondo. E quindi nostro.

Senza schierarci a favore o no di queste parole, domandiamoci, senza risponderci subito se si è d’accordo oppure no, ma in pace, senza per forza stare sulla difensiva, domande come: ma se non esistessero gli schieramenti, ci sarebbero le guerre? Esistono solo la realtà e le soluzioni raccontate dai tg? Può esserci la pace se per parlarne dobbiamo schierarci? Se abbiamo bisogno di schierarci, abbiamo bisogno di guerra, anche se nel sincero desiderio di pace.

Non schierarsi non significa indifferenza o insensibilità, ma “semplicemente” assenza di giudizio. E se non si giudica, si prende parte a ogni cosa, senza differenze e senza divisione. In tutti gli schieramenti poiché non ne esisterebbe nessuno. Con questa prassi, si toglie nel mondo la possibilità di conflitti… in noi, che significa anche con gli altri, con tutto, con ogni cosa.

Allora non esisterebbe la pace perché non sarebbe contemplabile la guerra se sappiamo di essere ogni cosa… Se no sarebbe come fare la guerra a sé stessi.








02/04/22

Creare anche se non si è artisti. In dialogo con l'ex artista Tizzi da Gorizzo


 

La creatività fa parte dell'esperienza umana e permette anche di agire in modo unico. Questa unicità che si offre è anche un contributo per sé, per il proprio progresso... così che anche la propria vita può ospitare risvolti imprevedibili. La persona più adatta per parlarne è un'artista che grazie anche al percorso nell'arte arriva a un punto oltre il quale non realizzerà più... arte. Una decisione presa con la serenità e la consapevolezza che anche un cambio così radicale non è una perdita ma una fonte di inaspettate novità.
Lei è Tiziana Pagotto (Tizzi da Gorizzo quando partecipava alle mostre d'arte) e la incontriamo quando mi regala i suoi lavori creati con i versi delle mie poesie.
Per vedere altri suoi lavori: https://www.vangelopratico.com/2022/0...
L'associazione Porto dei Benandanti più volte citata nel video: http://www.portodeibenandanti.org/
La performance "Ferpormance": http://www.vangelopratico.com/2019/11...

25/03/22

QUANDO LA CREATIVITÀ VIENE CONTESTATA


Nel mio modo di comunicare agli altri c’è creatività, ed espressione creativa è ciò che viene così trasmessa. Come già segnalato in altre occasioni, il mio intento è accompagnare le persone verso un qualcos’altro – che poeticamente chiamo “un altro mondo”. Per poterlo fare, non posso che ricorrere alla creatività, perché se usassi spiegazioni e descrizioni logiche e razionali, un altro mondo non lo potrei mostrare ma solo ipotizzare. Sarebbero congetture e non esperienze; con la razionalità si riescono a portare avanti discorsi e ragionamenti su qualsiasi cosa, però non posso trovare efficace solo il supporre o il parlarne. Ripeto: semmai, il fare un qualche tipo di esperienza.
E questo è possibile creando un paesaggio o un evento attraverso il quale, appunto, andare oltre il prevedibile (e il discutibile). E ciò è fattibile tramite la creatività e il realizzare immagini. È così che se il mio interlocutore, invece che con creatività ascolta con razionalità, viene favorita un’incomprensione. La quale si manifesta in un vero e proprio criticare quanto intendo condividere, fino a un considerare, da parte dell’interlocutore, quanto voglio trasmettere alla stregua di semplice fantasticheria, discorsi campati per aria o un qualche tipo di errore di valutazione… Come respingere una mia fotografia perché non testimonierebbe in modo dettagliato essendo sfumata, confusa, alterata, senza minimamente considerare che proprio quanto non pare accettabile dal punto di vista fotografico è il passaggio attraverso il quale andare oltre quell’immagine e, forse, vedere dell’altro – cioè, la differenza tra guardarla con mente creativa o razionale. Un interlocutore simile, come già precisato altrove, non è da criticare, ma da essere riconosciuto come il normale cittadino di una società che spinge i suoi abitanti a focalizzarsi su quanto percepiscono materialmente e con i propri ragionamenti.
Voglio confessare che questi fraintendimenti e le conseguenti critiche mi procurano sofferenza. Devo anche ammettere che a tutto ciò ho sempre reagito domandandomi come fare per poter invece far vivere quest’esperienza creativa anche alle persone che fraintendono e non mi capiscono, ovvero come far giungere pure a loro le informazioni che esprimo e così vivere l’esperienza di questo “altro mondo”. Ho cercato vari modi e mezzi per farlo, fino addirittura ad arrivare a spiattellare tutto ripulito da poesia ed enfasi in un libro; eppure, continuo a non essere capito. Non è che nessuno mi capisce, ci sono tante persone che accolgono quello che faccio e hanno piacere ad averci a che fare, venendo accompagnate dentro questo mondo immaginato attraverso visioni scandite da performance che trasformano l’individuo, Vangelo Pratico, alterazione della realtà, dominio dei suoi vari livelli e autosciamani. Quindi, il mio errore è stato il concentrarmi su coloro che non colgono, nell’urgenza di mostrare loro un’alternativa alla consuetudine e alla prevedibilità, e non occuparmi abbastanza di chi invece accoglie le mie proposte.
Ora ho compreso che coloro che equivocano quanto propongo, non lo capiscono non perché io sbaglio modo di pormi con loro o loro effettivamente non comprendono, ma semplicemente perché essi non sono ancora pronti a essere accoglienti con la creatività… Magari un giorno lo saranno, forse anche grazie a quel che ho fatto io che umilmente ha piantato un seme in loro di novità mentre sono così impegnati a credere solo in quel che percepiscono con i sensi e pensano con la mente. Oppure capiterà che sarò io a diventare più razionale intiepidendo la creatività; non è un essere giusti o sbagliati, ma su piani (o medium) differenti.
Ovviamente, non è una critica questa, anzi: sono adesso finalmente sereno che quel che faccio non viene sprecato anche se è respinto. Inoltre, se io mi dedico principalmente a convincere qualcuno che non intende essere convinto, finisco per ricevere solo contestazioni e ferite, oltre che a forzare la mia arte a un obiettivo che la potrebbe bloccare. È molto più prolifico (anche per il personale benessere) considerare che le persone a cui mi rivolgo sono coloro che accolgono la creatività.
Queste riflessioni le ho ricevute proprio osservando la gente con cui parlo; alcuni mi hanno fatto star male per un non capire che quanto io propongo sono immagini che potrebbero trasformarsi in altro, altri hanno accolto all’istante quanto dico loro senza aver bisogno di giudicare. In parole povere: cercherò di stare a contatto con le persone che non mi facciano star male proteggendo il mondo visionario che voglio offrire. Io non sono interessato a convincere le persone di qualcosa, guadagnare l’attenzione altrui, diventare qualcosa o qualcuno (ad esempio autorevole, ricco o un artista), o avere qualcosa di particolare (ad esempio ragione); e chi mi considera attraverso questi punti di vista sbaglia, e si tiene fuori dalla creatività. Io sono qui per creare delle immagini che seppure si porterebbero dietro dei significati o generano cambiamenti, questi sono conseguenza della creazione, non di qualcosa che voglio o non voglio io.
Tramite un approccio creativo, ogni cosa viene vissuta da ciascuno in modo unico e personale.


 

01/03/22

Si può creare qualcosa di nuovo anche in un periodo di crisi come questo


Da sempre l’arte è uno di quei linguaggi che possono facilitare un intercettare conoscenze superiori, a volte esoteriche. Vera e propria fonte di intuizioni per chi è preparato, come un iniziato, o pungolo di curiosità per chi non si accontenta del superficiale.

Video di introduzione a un più ampio discorso sulla creatività come strumento ideale per la consapevolezza, che avverrà il
Lunedì 7 marzo 2022
Orario: 19:00-20:00
Modalità: Diretta streaming:
https://www.youtube.com/watch?v=iS8s_Os46LE&ab_channel=AnimaTV

27/02/22

Art Pass rafforzato

In occasione del mio soggiorno a Milano per la presentazione di Lunedì 7 Marzo 2022 presso la Casa Editrice Anima Edizioni, sarò molto probabilmente in viaggio da Gorizia con la mia auto da Domenica 6 Marzo. 

Chiunque abbia piacere di incontrarmi e vedere i miei nuovi lavori fotografici e pittorici che porterò con me, me lo faccia sapere entro la partenza così da organizzare una tappa. Scrivendomi al 3493796421.

"Art Pass rafforzato" è una mostra itinerante.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/324606702814512/




20/02/22

UN VANGELO PRATICO secondo l’arte di Enzo Comin

Serata con Enzo Comin, Eva Comuzzi e Manuel De Marco

Quando: Lunedì 7 marzo 2022
Orario: 19:00-20:00
Modalità: Diretta streaming
Organizzato da: Anima Edizioni
Istruzioni per la “Diretta streaming”: La diretta streaming è gratuita e non richiede prenotazione.
Per vedere la diretta: https://anima.tv/evento

Da sempre l’arte è uno di quei linguaggi che possono facilitare un intercettare conoscenze superiori, a volte esoteriche. Vera e propria fonte di intuizioni per chi è preparato, come un iniziato, o pungolo di curiosità per chi non si accontenta del superficiale. Ma per arrivare a un simile risultato, che cosa vive nel proprio intimo l’artista?
L’artista deve mettere da parte le proprie ambizioni e presunzioni in quel che fa e dedicarsi innanzitutto a incontrare un flusso di coscienza più grande di lui. Un desiderio, questa volontà di conoscenza, che comporta fondersi con essa per diventarne tramite nella quotidianità con quello che fa e condivide con gli altri. L’arte è qualcosa che ci circonda, ovunque, e quindi abbiamo l’occasione di incappare di continuo in questa possibilità. E abbiamo anche la possibilità di fare l’esperienza dell’artista, se vediamo come incontrare e partecipare a questo flusso di coscienza.
Il libro Vangelo Pratico di Enzo Comin utilizza una conoscenza creativa perché il Vangelo è creativo e, come artista, Comin lo ha letto e proposto in questa veste. Leggendolo con mente creativa, può regalare l’accesso alla novità che sempre si presenta quando si guarda al mondo come fa un artista.
Il lettore che leggerà il Vangelo Pratico, quindi, si troverà all’interno di un evento dove può essere il protagonista. Non delle rigide spiegazioni o condizionamenti, come spesso siamo stati portati a credere che sia il Vangelo. Un contesto, piuttosto, per diventare sia l’opera d’arte che l’artista che la crea.
E quello che viene fornito con il libro Vangelo Pratico è l’ambiente costituito da scelte e concetti che servono al lettore per suscitare nella propria vita il processo creativo per essere autonomamente il maestro e il discepolo, il creatore e la creatura. In una sola parola, “l’autosciamano”. La consapevolezza che fa scoprire chi si è, com’è fatta la realtà e come funziona.
Per parlare del Vangelo Pratico da un punto di vista artistico e scorgere quindi questi dettagli, l’autore sarà in dialogo con la storica dell’arte e curatrice Eva Comuzzi (autrice della prefazione al libro) e l’artista Manuel De Marco con il quale Enzo Comin ha collaborato alla realizzazione della performance “Autosciamano”. Nel corso della serata verrà trasmesso il video documentativo della performance.





02/02/22

spiegazione artistica del VANGELO PRATICO con la storica dell'arte e curatrice Eva Comuzzi


Con passione e coinvolgimento, la storica dell'arte e curatrice Eva Comuzzi porta il pubblico a esplorare il mondo artistico di Enzo Comin così da evidenziare come è giunto alla proposta del libro VANGELO PRATICO.
In dialogo con Enzo Comin, verrà spiegato il libro come un evento al quale il lettore può prendere parte e diventare il protagonista di un progresso. La conseguenza sarà un'esperienza creativa e personale.
Viene presentato, inoltre, il video documentativo dell'ultima performance di Enzo Comin realizzata assieme all'artista Manuel De Marco, dal titolo AUTOSCIAMANO. Personificazione del messaggio contenuto ne libro...

La serata di presentazione del libro da cui è tratto questo video ha avuto luogo Mercoledì 26 Gennaio 2022, presso la Sala comunale "Dora Bassi" di Gorizia. Info:

22/01/22

Presentazione del libro VANGELO PRATICO di Enzo Comin

Nel corso della serata, Enzo Comin si confronterà con la storica dell’arte e curatrice EVA COMUZZI per poter presentare il libro che ha scritto, “Vangelo Pratico”, come progetto artistico che segue quanto finora da lui realizzato e la sua nuova performance AUTOSCIAMANO.

Durante la serata verrà proiettato il video documentativo della performance Autosciamano realizzata in collaborazione con l’artista Manuel De Marco.
Dalla prefazione al libro di Eva Comuzzi:
“(…) la presenza dell’alchemico, dello sciamanesimo. Dello spirituale. È questa una moda o una reale esigenza? È una volontà di ritrovarci, attraverso simbologie arcaiche e riti ancestrali e di riportarci alle energie della terra che stiamo sempre più violentando o un altro modo per perderci?”

Mercoledì 26 Gennaio,
Sala comunale "Dora Bassi", via Garibaldi angolo via Morelli - Gorizia.

24/12/21

Nuovo anno come creativo / nuovo anno come creatore

Nelle due dirette video degli scorsi Sabato (“Affrontare e superare un green pass infinito” e “Tu sei l’eletto”), abbiamo contemplato uno degli aspetti più belli dell’essere un essere umano: la creatività. Se con la logica e la razionalità siamo riusciti a costruire nel corso della Storia tutto quello che esiste… con la creatività l’uomo scopre l’idea nuova che permette a tutto ciò di progredire. Questo non è un cercare idee in modo interessato, per ottenere qualcosa in cambio, che abbiamo definito come comportamento astuto. Piuttosto, è un intercettare idee nuove o nuovi modi nel fare le cose come conseguenza del fare ciò che si ama fare. Un esserne così coinvolti dallo scoprire territori finora inesplorati… A questo punto, infatti, abbiamo addirittura accostato la figura del creativo con quella della persona che raggiunge conoscenze superiori e fa esperienze straordinarie. Cosa che ci siamo corretti a precisare che in realtà si tratterrebbe dell’ordinarietà e non di straordinarietà, perché passa attraverso un conoscere se stessi: e cosa ci sarebbe di eccezionale nell’essere se stessi?

In realtà, potremmo dire che ci sono vari stati dell’esperienza dell’essere creativi. Durante le dirette video, abbiamo subito individuato in cosa consiste adoperare la mente creativa osservando che di solito si reagisce a quanto ci capita nella vita con razionalità, prevalentemente; anche alle novità. Dopodiché, abbiamo dovuto ammettere che per essere veramente creativi bisogna scoprire il proprio vero sé, cosa che di conseguenza porta felicità nella propria esistenza: per creare non puoi non essere felice, infatti.

Infine, scoprire se stessi vuol dire essere se stessi, ed è proprio questo ciò che si offre agli altri, che è qualcosa di unico: solo tu puoi essere tu. La creatività è intrinsecamente legata al donare; un creativo propone idee per il semplice piacere di migliorare quello che sta facendo. Chi giunge a vivere in questo modo, indipendentemente dal percorso che ha intrapreso per giungervi, è come se da quel momento in poi iniziasse una nuova vita e così è ogni volta che scopre qualcosa di nuovo o che comincia qualcosa di nuovo. È così che la propria vita, egli se la crea, diventando così un creativo che è creatore. E non perché fa qualcosa di specifico: nell’ultimo video, infatti, si sottolineava che un creativo lo è anche chi non è un artista, anche chi potrebbe non avere poi gli strumenti per mettere in forma concreta le proprie idee… ma per il modo in cui egli è. Perché per questo suo modo di essere, cioè essere se stesso, fa sentire arricchiti gli altri; a tutti sarà capitato di essere accanto a una persona che fa sentire stimolati a qualcosa, al miglioramento, a un'ispirazione… Magari non capiamo neppure verso cosa o perché, ma lo si sente. Ecco, egli è un contributo solo per il suo semplice essere. E ispirando gli altri, indicando una strada anche se non se ne accorge, è un maestro.

Non voglio soffermarmi troppo su questi argomenti che necessiterebbero degli approfondimenti filosofici ed esplorativi che, per chi è interessato, rimando al mio libro, Vangelo Pratico. Qui, vorrei dare importanza al notare che se portassimo questo atteggiamento creativo in ogni aspetto della vita, pure laddove sembra invece che debba esserci spazio solo per la logica, allora assisteremmo alle più grandi sorprese. Questo, non perché avverrebbe qualcosa di magico ma perché i gesti verrebbero accompagnati di consapevolezza: senza giudicare e rendendosi conto di cosa vi accadrà in conseguenza. Questo porterà a un confronto nel quale a vincere sarà la persona più creativa, cioè quella che offrirà le idee più innovative, che per il semplice averci a che fare portano gli altri a un miglioramento o a una unicità; proprio perché sono la visione unica di quel creativo. Mentre a perdere la sfida sarà colui che cerca idee brillanti al fine di accaparrare di più: più seguito, più “like”, più guadagni…

È una sfida alla quale il vero creativo dovrà ovviamente vincere; le persone stesse sono stufe di belle idee che hanno la sfumatura di fregatura, di soluzioni proposte per ottenere solo risultati immediati o parziali, di prodotti che sono nuovi soltanto nell’aspetto, di promesse che non vengono mantenute, ecc. Il vero creativo vince perché se diventa creatore non ha bisogno di nulla, neanche di un consenso. È autonomo, diventa l’autosciamano.

Educhiamoci alla creatività. Per farlo, domandiamoci cosa significa essere creativi e scopriremo che se si ha a che fare con una completa conoscenza di sé, allora si ha a che fare con l’unione con tutto se stesso, tutte le parti che compongono l’individuo. La creatività emerge maggiormente quando emerge unione, quando è immaginata nella condivisione di qualcosa.






16/12/21

Tu sei l'eletto

Ci si abitua a pensare che una vita unica e irripetibile sia un'eccezionalità. Invece è la normalità quando si vede la creatività come mezzo per vivere una vita felice e che produca idee nuove. Eccezionale è semmai convincersi che la migliore soluzione, anche per una crisi come quella che viviamo oggi, sia il tendere a essere tutti uguali e a evitare la propria unicità!

Come si è visto nel precedente video "Affrontare e superare un green pass infinito" https://youtu.be/i2DktfbI0ec tutti abbiamo gli strumenti e la possibilità per essere creativi. Non dobbiamo quindi aspettare dall'esterno un ipotetico salvatore, risolutore o leader politico che ci diriga oltre il problema. Perché già lo saremmo... noi. Uno è eletto anche se non lo sa, lo diventa quando lo vede: buona visione. Questo evento online viene proposto perché, seppure sia possibile farle anche offline, alcune presentazioni del mio libro, VANGELO PRATICO, non avranno luogo per motivi imprevisti legati all'attuale situazione... Per maggiori informazioni sul progetto: http://vangelopratico.com/ https://anima.tv/author/enzocomin/ Dove trovare il libro in vendita: https://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_enzo-comin.php Sarà possibile comunicare in diretta sulla chat. Il video rimarrà poi fruibile su Youtube.



07/12/21

"Affrontare e superare un green pass infinito"

"Affrontare e superare un green pass infinito" è un titolo ironico e provocatorio per un appuntamento nel quale parleremo di come poter oltrepassare questo momento di crisi. Con semplicità, anche perché non sono un'autorità, partendo dal libro che ho scritto, VANGELO PRATICO, rintracceremo l'azione per mutare un ostacolo come quello in cui siamo incappati... in una rinascita. Oppure, invece, scegliere che rimanga un ostacolo, perché in realtà siamo liberi di... esercitare la nostra libertà.

Non ha a che fare con le cose che sappiamo o la religione che crediamo, ma innanzitutto nel rapporto con... sé stessi.

NON SARA' QUINDI UN INCONTRO PER PARLARE DI PASS O DI VACCINI.


Questo evento online viene proposto perché, seppure sia possibile farle anche offline, alcune presentazioni del mio libro non avranno luogo per motivi imprevisti legati all'attuale situazione...





Sarà possibile comunicare in diretta sulla chat. Il video rimarrà poi fruibile su Youtube.

12/11/21

Video della presentazione del libro VANGELO PRATICO

 



"Il Vangelo come pratica artistica e l'arte come pratica spirituale. Una modalità per creare la propria vita in modo libero, autonomo diventando così "autosciamani". Che tu sia un artista o meno. Mi sono ritrovato a trent’anni a realizzare progetti artistici perché stavo raccontando di un mondo indescrivibile a parole. Un mondo visionario che ora è condiviso attraverso un libro." Nell'ambito degli eventi collaterali del festival d'arte ORCHESTRAZIONE 28, "Terramare" presentazione pubblica del libro che ho scritto VANGELO PRATICO pubblicato dalla Casa Editrice Anima Edizioni. Per l'occasione è stato proiettato per la prima volta il video documentativo della mia nuova performance AUTOSCIAMANO realizzata con l'artista Manuel De Marco. Venerdì 5 Novembre 2021. Ore 21:00 presso la sede FAI via Pescheria, 2 Portogruaro (VE)

27/10/21

Presentazione del libro e proiezione del video "Autosciamano"

In occasione degli eventi collaterali del festival d'arte

ORCHESTRAZIONE 28, "Terramare"

vi aspetto alla presentazione pubblica del libro che ho scritto, VANGELO PRATICO, che verrà introdotta dalla visione del video documentativo della mia nuova performance AUTOSCIAMANO realizzata con l'artista Manuel De Marco.

Venerdì 5 Novembre 2021. 

Ore 21:00

presso la sede FAI, via Pescheria, 2 - Portogruaro (VE)


Programma:




20/10/21

VANGELO PRATICO - video incontri di esposizione

Si propone un approfondimento al percorso di rivoluzione della coscienza tratto dal Vangelo cristiano. A 360°, senza la presunzione e ancor meno la necessità di far parte di una religione o un credo specifico, dalle parole del grande Maestro c'è offerta la visione di un mondo nuovo. Ecco perché deve essere un artista a raccontarvelo.



13/09/21

VANGELO PRATICO che libera dalla sofferenza

 


Come è possibile incappare in esperienze dolorose e non perdere la felicità acquisita? E' una domanda molto importante visto che nella vita possono accadere avversità da condizionare ogni singolo giorno...
Un lavoro su di sé porta l’individuo verso un’esistenza felice e soddisfatta quando passa attraverso la consapevolezza. Una delle tappe più significative, infatti, è la liberazione dalla sofferenza; ma questo non vuol dire iniziare una vita dove succedono solo cose belle e positive: si rimane comunque esseri umani immersi nella realtà. Quello che cambia è semmai il modo di concepire la realtà e quindi anche i suoi aspetti, come la sofferenza…
La sofferenza potrebbe venir vista davvero in un modo diverso? Siamo sicuri che sia davvero una condizione che deve essere accettata e aggiunta alla nostra quotidianità? Facendo così, non si rischierebbe invece di mantenerla viva invece che trascenderla?

06/09/21

L'autosciamano appare

L’autosciamano è stato presentato attraverso una performance che ho realizzato con l’artista Manuel De Marco. 

La ricerca artistica di Manuel De Marco parte dal corpo e dalla sua relazione con lo spazio circostante. Le forme d'arte che predilige sono la pittura e il video, nelle quali esprime in maniera differente ma concettualmente simile la sua ricerca attraverso il movimento nello spazio. Video e pittura sono accomunate dall'utilizzo dello stesso corpo come medium espressivo: da un lato Manuel filma il suo movimento, dall'altro lo imprime tramite le sue stesse orme, congelandolo in un gesto. La riflessione che scaturisce dal suo lavoro è sempre basata sul confronto fra la sua presenza di individuo nel mondo e il mondo stesso, visto come alterità. Un tentativo di ricavare spazio attraverso il movimento per distinguersi, ma allo stesso tempo entrare a far parte del tutto, nel continuo mutamento dell'esistenza.

Infatti, io e Manuel abbiamo compiuto un’azione, ma in realtà le azioni sono state tre perché c’era una terza presenza: il luogo che ci ha ospitati. Nessuno dei tre, però, era il protagonista, questo fantomatico personaggio chiamato “autosciamano”: lo era meravigliosamente la convivenza di tutti e tre. E questo non per mettere al centro l’unione o la fusione, ma l’incontrario: l’indefinito, l’indefinibile che diventa infinito e assoluto, si invera in questo autosciamano che si può incontrare solo nella complementarietà di più attori. Come a dire che per potersi palesare, un autosciamano non può apparire in una sola figura ma più di una; o meglio: quando una è presente, l’altra è assente, quando una scompare, l’altra la sostituisce, una va alla ricerca delle orme dell’altra che disperde dietro di sé senza accorgersene… 

Già ho avuto modo di parlare dell’autosciamano e anche di invitarvi a diventarlo perché significa oltrepassare limiti che si è abituati a considerare invalicabili, a favore di una libertà totale. La quale non sta a indicare sfrenatezza, ma un essere liberi dal doversi per forza fermare all’interno delle definizioni, anche di sé. E una performance è un po’ come un rituale nel quale si focalizza una certa intenzione e se ne concretizza la sua capacità di trasformare: nel mio caso, quindi, la perdita di barriere e identità. Una performance, allora, non è solo rappresentare un’immagine con un’azione; infatti, più tardi, dopo averne ancora parlato con Manuel, me ne sono andato e scopro che non ho più il mio portafogli. Rubato, smarrito? Quel che è certo è che da allora, da vari giorni, sono senza i miei documenti d’identità, sono a tutti gli effetti… irriconoscibile.



20/08/21

"Voi avete gli orologi, noi il tempo."

Qualche giorno fa ho riallacciato la mia amicizia con lo scrittore afgano Fawad e Raufi grazie alla coincidenza di ritrovarci ad abitare abbastanza vicini. Abbiamo parlato a lungo della situazione attuale del suo paese d'origine viste le notizie allarmati che da là arrivano; e oggi leggo i suoi libri proprio in questo particolare momento dell'Afghanistan. 

I due libri che ha pubblicato parlano proprio degli anni che ha trascorso in Afghanistan e della sua fuga di più di mille chilometri quando ha deciso di allontanarsi dalla guerra. Così, la coincidenza mi ha regalato questa profonda immersione nella realtà afgana attraverso questi intensi romanzi biografici, mentre sto anche assistendo in diretta all'evolversi della situazione di quello che potrebbe essere un nuovo e drammatico capitolo di questa storia. O meglio, sembra di vedere nei notiziari la concretizzazione di eventi scritti nei racconti d'infanzia di Fawad. Anche se dovrebbe essere fantascienza, è come se invece si stesse viaggiando nel tempo vedendo in diretta tv scene che potrebbero essere di tanti anni fa. Né tantomeno si tratta di una qualche capacità di preveggenza che ha Fawad... 

Il fenomeno eccezionale in questione è in realtà come se il tempo, in quel paese, non scorresse, rimanesse immobile. Civili che fuggono per gli stessi motivi per cui sarebbero potuto fuggire decenni fa, e soffrire, sconvolgersi, morire. Vedremo le stesse scene anche nei notiziari del 2041? 

Vi dico cosa mi fa pensare tutto ciò. Viviamo tutti nello stesso posto, la terra, ma non viviamo nello stesso tempo. Incontrandosi, due sconosciuti, sarebbe più utile che si domandassero "da quando vieni?", piuttosto che "da dove vieni?"; perché ci sono regioni che rispetto ad altre sembrano ferme nel tempo o progredire con diversa velocità. Paesi futuristici affiancati da altri congelati al momento che pare il massimo sviluppo che potrebbero mai raggiungere... Con questo, non voglio affermare che è meglio un tipo di società che un'altra, ma mettere in evidenza che deve esserci qualcosa che permette una spinta, e qualcos'altro che invece la ostacolerebbe. E questa cosa è la coscienza, la quale cambia non per motivi di etnia, religione, economia o cultura, ma per le esperienze che l’individuo può fare... Come se le persone avessero bisogno di pensieri, istruzione, virtù, bellezza, arte, esperienze costruttive... per alimentare la propria coscienza. Quello che si ha attorno va effettivamente a condizionare il proprio interno... Dobbiamo assolutamente destarci per non subire che la nostra coscienza riceva una cattiva "alimentazione"! In tal modo potremo intercettare solo quello che personalmente sia costruttivo, e, facendo così, questo può essere a sua volta una buona "alimentazione" per chi ci sta vicino con un'influenza positiva che a poco a poco si diffonderà. Sono convinto che partendo da sé, anche il singolo individuo può innestare un processo di beneficio e pace a tutto il mondo. Sono concordanze come queste, che regoleranno tutti i paesi a un unico orologio ideale per tutti.


info: https://www.facebook.com/FawadeRaufi/

15/08/21

IL TEMPIO NASCOSTO VICINO A CASA MIA

Poco distante da casa mia si trova uno dei pochi mìtrei rimasti in Italia, templi del culto del dio Mithra. Una presenza antica di secoli scomparsa gradualmente per vari motivi tra cui l’imporsi del culto cristiano, le cui origini, tuttavia, si perdono nell’antichità. Il mitraismo era un culto misterico, quindi nessuno al di fuori ne riceveva gli insegnamenti più profondi; proprio come era pure per i primi cristiani, in realtà. A un certo punto, attraversando il Mediterraneo, sembrerebbe che quella prima natura del cristianesimo si convertì però ad ambizioni più ampie: diventare un culto per tutti e alla luce del sole. Per fare questo, si è dovuto mettere da parte l’aspetto intimo degli insegnamenti di Cristo, che prevedevano un’evoluzione graduale del praticante a conoscenze più profonde e segrete. Le conoscenze più profonde, infatti, sono segrete perché non possono essere comprese e accolte se prima non ci sia stata una preparazione. A questo fine, il culto cristiano si è concentrato su messaggi che potessero venir accettati da chiunque trattando di una salvezza dal male che sarebbe acquisibile per il semplice crederci. Una pratica, invece, ha senso se il praticante fa qualcosa, al massimo crede quando “facendo” diventa consapevole; ed è la consapevolezza a trasformarlo.

Com’è noto, il Cristianesimo, per quest’intento di universalità, si è presentato al cospetto dei popoli sovrapponendosi ai culti già esistenti: visitare e conoscere un mitreo è utile proprio per individuare ciò che fa parte di una credenza esteriore e dove dirigersi per rinvenire i messaggi più autentici e funzionali. Infatti, il mitraismo era uno dei culti principali anche nella penisola italiana. Giusto per capirsi: il dio Mithra è portatore di luce e vita, nasce (per la salvezza dell’uomo) da una vergine concepita da Dio e nella notte fra il 24 e il 25 Dicembre in una grotta, resuscitò dopo la morte (avvenuta all’età di 33 anni). E tutto ciò più di mille anni prima di Cristo. Lo speleologo che ci accompagnava nella grotta del mitreo, ci fa notare il bassorilievo raffigurante una figura maschile che indossa un copricapo da sacerdote che rassomiglia a quello che ancora oggi indossano i vescovi cattolici (che appunto si chiama mitra).

Vi sentiti un po’ confusi ora? Ma queste osservazioni non vogliono portare caos o far sospettare che non ci sia affidabilità nei percorsi spirituali, semmai consideriamo la religione, grazie a queste capacità di propaganda e fusione, un modo per poter avvicinare le persone a qualcos’altro. E a quel “qualcos’altro” ci si può recare superando anche questo primo approccio che sembrerebbe solo finalizzato all’iniziale contatto e al sollievo per chi voglia essere semplicemente sollevato dalle angustie della vita…

Perdere la sicurezza sulle cose che si crede di sapere è un dono inestimabile perché ci aiuta a imparare a farcela da soli, a non appoggiarci ad alcun supporto. Essere convinti che una cosa sia in un modo e che non possa cambiare, come le nostre credenze, tradizioni e abitudini è un modo per trovarci all’interno di programmi decisi da altri senza magari neppure rendercene conto… Cosa succede quando scopriamo che possiamo muoverci al di fuori?

Ecco perché è un artista che condivide cose spirituali e il Vangelo, perché in esso si parla di come “deprogrammarsi” e non di come chiudersi dentro a nuovi condizionamenti…









10/08/21

Praticare il Vangelo con il GREEN PASS

Se si amplia lo sguardo, si potrà vedere che sono innumerevoli le imposizioni che un governo esercita sui cittadini. E così fanno anche tutti gli altri attori presenti nella società. Regole scritte e non scritte. Il GREEN PASS è soltanto l’ultimo di questo lungo elenco… Ma nulla di tutto ciò ci può veramente togliere libertà o serenità se la nostra libertà e serenità non sono dovute da quello che ci sta attorno; come ad esempio l’obbligo o meno di usare un documento come il GREEN PASS. L’essere umano è infatti libero a prescindere da quello che gli succede; è la sua condizione naturale, non scordiamocelo!
La libertà ci può essere tolta solo se permettiamo che altro da noi abbia questo potere, altrimenti nessun altro lo avrebbe effettivamente. Se si teme che possa venir tolta la libertà, allora non era veramente libertà… e diventerebbe comprensibile il timore di dover usare questo nuovo documento.
L’autosciamano, anche con questa nuova limitazione, rimarrà sereno e libero; e troverà soluzioni creative per non esserne succube.
Ovviamente, solo una persona particolarmente spaventata o masochista potrebbe trovare gradevole il dover usare il GREEN PASS. E’ giusto che anche una persona così sia libera di esercitare la propria libertà come chi è pronto a non accettare di usarlo. Le vite di entrambi verranno modificate nel profondo, sono uno il riflesso dell’altro: non si può fare ordine attorno a noi se prima non lo facciamo dentro di noi.




09/08/21

Praticare il Vangelo toglie il sollievo

I grandi Maestri del passato ci ripetono che ogni cosa è perfetta, che tutto è esattamente come deve essere. E tutti arriveremo ad affermare che la vita è una meraviglia, perlomeno quando ogni cosa ci va bene; ma quando le cose non vanno come devono andare? Forse ai grandi Maestri e Mistici non è mai capitata una giornata “no” e che i loro piani trovassero sempre realizzazione?

Non è che forse siamo noi a vedere l’esistenza in un modo diverso? Chi ha ragione?

La ragione ce l’hanno tutt’e due, perché i primi hanno vissuto effettivamente una vita splendente come raccontavano mentre i secondi hanno vissuto con l’ansia di perdere il bello ottenuto, proprio come temevano.

Insomma, chi dei due vive un’illusione? Chi se ne deve svegliare? È giunta l’ora che i primi aprano finalmente gli occhi e si accorgano che la vita non è mai sempre uno splendore oppure che i secondi considerino l’idea che vita e problemi non sono la stessa cosa…?

A tutti ogni tanto succede qualcosa per il verso sbagliato, anche a un grande maestro, a uno che ha aperto gli occhi sulla vita; eppure questi non perde la serenità. Non pensate che la differenza stia proprio in questo? Cioè nel modo di reagire, nel modo di dare importanza e valore alle cose.

Come reagite voi quando sorge qualche problema? 

Se fate attenzione noterete che la reazione di solito è il volere che le cose tornino a com’erano prima del problema. Anche per voi è così? Anche per voi, quando qualcosa non va vorreste che vi venga restituito com’era prima, com’era quand’era tutto ok? Così, se una cosa non va, come una relazione, un lavoro, la considerazione da parte degli altri… la rivolete come quando andava bene, oppure ne volete un’altra, nuova di zecca.

Mi potreste dire che questo è normale, che è così che si va avanti con la vita; ma qui non si parla di andare avanti, in realtà si chiede se nel modo in cui si vive, si è anche felici e realizzati. Ma comunque avreste ragione: è così che si vive di solito… se una cosa si rompe, se ne pretende un’altra nuova, non si vuole sapere perché si è rotta; se ci si ammala, ci si aspetta che la malattia svanisca, non si vuole conoscerne l’origine… 

E che cosa succede quando si può passare a qualcosa di nuovo buttando finalmente alle spalle ciò che non andava? Che il problema è stato risolto? No, ci si sente solo sollevati. Fuor di metafora: volete cercare cose nuove che vi diano sollievo quando quelle che vivete non sono felici o volete essere felici e basta, a prescindere da quale che accade?

Praticare il Vangelo toglie il sollievo.