https://anima.tv/2021/libro-vangelo-pratico/
25/06/21
24/06/21
Pratica artistica del Vangelo
Dal Regno Unito la rivista THE WORKING ARTIST presenta una mia immagine dalla serie "Pratica artistica del Vangelo".
21/06/21
Vangelo Pratico e il mio nuovo progetto artistico: l'AUTOSCIAMANO
12/06/21
Praticare il Vangelo per andare oltre, anche dal Vangelo stesso
Si desidera ricordare che se si vuole essere dei ricercatori della Conoscenza, allora bisogna affidarsi a lei con fiducia. Non credere a chi o a cosa te ne parla perché sono “solo” dei mezzi che la Verità usa per diffondersi. E questi mezzi, essendo radicati in questa realtà non possono che essere passibili di contrapposizioni e interpretazioni… Ti chiedo con onestà di non credere che quello che ti dico sia la Verità, perché la Verità sta dietro alle cose e non è nella forma che prende per rendersi a noi esperibile. Attraverso il libro che ho scritto, il Vangelo Pratico, quello che faccio è accompagnare le persone verso un altro mondo, la Verità, la vera realtà… ma non è il libro a essere la Verità. Ogni cosa che creiamo o ci capita è nulla di più che un mezzo per rintracciarla. Se animato da vero desiderio di Verità, ogni cosa nella vita sarà uno strumento per avvicinarci sempre di più alla meta.
03/06/21
un motivo importante
Ci sono tanti percorsi che permettono di diventare pienamente coscienti di sé. Perché farlo attraverso insegnamenti di secoli fa?
31/05/21
PERCHE’ IL LIBRO VANGELO PRATICO SI DISCOSTA DALLA CHIESA CATTOLICA
Nel percorso tracciato lungo il libro Vangelo Pratico si legge di un mondo caratterizzato da una felicità libera da qualsiasi condizione, autosufficiente, così che chi ha il vero desiderio di giungervi non potrà che vivere da lì in poi una vita soddisfacente e gioiosa. Questo è il motivo per cui si mette in evidenza fin dal titolo che questo desiderio è legato a una “pratica”: deve essere la scelta sincera e risoluta di chi è pronto ad accogliere la vita come artefice del proprio destino. Mentre l’indicazione al “Vangelo” è per il diretto collegamento con le origini della nostra cultura cristiana e per la ferma convinzione di quanto essa può illuminarci quando si riesce a leggerne gli insegnamenti più creativi e mistici. Tuttavia, il Vangelo Pratico non ha finora ottenuto un riscontro da esponenti o gruppi direttamente collegati con una Chiesa cristiana; seppure l’autore abbia presentato le riflessioni del libro non in opposizione alla religione o come un nuovo cammino spirituale, e inoltre ha in vari modi cercato un dialogo con le istituzioni.
Questo silenzio, in realtà, vale come vera e propria risposta: evidentemente coloro ai quali ho proposto il libro lo hanno letto e ne hanno così colto le differenze con le consuete credenze cattoliche. Le quali possono essere abissali per un occhio “allenato”. Come autore del Vangelo Pratico, per me è un onore constatare di aver ricevuto un simile esame e qui lo si vuole condividere per coloro che non hanno ancora letto il libro oppure conoscono solo parzialmente i punti di vista teologici tramite i quali si osserva l’uomo. Al centro del libro ci sono infatti l’uomo e il suo rapporto con sé, la realtà e come egli è in essa.
Innanzitutto, la differenza principale che si ritrova nel libro se messo in confronto alla concezione cattolica è riguardante la vita dell’uomo. Nella spiegazione cattolica, la vita è qualcosa che si riceve in prestito; spesso si semplifica che la vita è un dono, ma non sarebbe esattamente così nel mondo cattolico in quanto essa deve poi essere restituita. Praticando il Vangelo, si sostiene invece che si giunge a un punto superato il quale non si avverte più la vita come qualcosa che si ha ma come qualcosa che si è e il praticante si riconosce come la vita stessa che fluisce e che produce altrettanta vita attraverso l’amore, l’accoglienza e l’assenza di giudizio. Non c’è una vita di serie A e una di serie B, si lasciano da parte le preferenze e le guerre su chi ha ragione e chi no: c’è solo vita. L’unica, che è la prima e l’ultima: ecco che così il praticante si identificherà nella stessa sostanza sia della sua sorgente che di quanto sta divenendo.
L’uomo non sarebbe proprietario della propria vita perché non è lui a deciderne veramente le sorti, infatti Dio può levargliela. Nel Vangelo Pratico, si legge invece che quello che può essere levato, al massimo, è il corpo, cioè la nostra parte fisica, mentale e emozionale che si fruirebbe per fare l’esperienza in questa realtà. C’è quindi un ribaltamento nei significati del termine “vita” quando viene concepita come l’esperienza terrena e quando invece è vista come ciò che sta oltre l’esperienza terrena la quale diventa un evento, una forma che la vita può intraprendere. Però lo scostamento non è solo in una questione di interpretazione o di vocabolari: in tali considerazioni, infatti, sta il bivio tra il considerarsi in un sistema nel quale non ci si può mai sentire del tutto partecipi e il considerarsi come elemento attivo perché libero dalle limitazioni. Queste congetture non sono per criticare chi ha una visione diversa o addirittura opporcisi perché sappiamo bene che se contempliamo la realtà come infinita allora la Verità stessa che ce la mostra è infinita, al di là della forma che prende per farsi a noi comprensibile. Infatti, immaginarsi come creature che vivono esperienze che dovranno prima o poi concludersi non è sbagliato: è di certo il primo passo che facilita il non identificarsi in questa caducità e cominciare a desiderare di capire chi siamo veramente.
Puoi anche aver imparato la morale più alta raccontata nei Vangeli, ma non ti porterà a chi sei veramente finché ti credi soltanto di “passaggio”.
15/05/21
PRATICARE IL VANGELO NON E’ NORMALE
incontro live streaming al link Youtube
Venerdì 21 Maggio 2021
dalle ore 18.00
In questo incontro, partendo dal libro che ho scritto, il “Vangelo Pratico”, parleremo di cosa significa per davvero mettere in pratica qualcosa che fondamentalmente è… un libro e che, per di più, di solito viene visto come inattuale.
Così avremo chiaro cosa si intende per Vangelo e la conferma che metterlo in forma concreta è per davvero un’anormalità. Sempre se per normalità si intenda vivere senza capire perché le cose che si desiderano non avvengono mai…
Scopriamo assieme come diventare responsabili della propria vita e portare con noi, in ogni cosa che facciamo, questa possibilità, questa creatività.
01/05/21
il Vangelo Pratico in mostra
Ho il piacere di condividere la sorpresa di scoprire il libro che ho scritto, il Vangelo Pratico, incluso in una mostra d’arte contemporanea. Alcune immagini che realizzo come illustrazioni per un numero limitato di copie verranno esposte e racconteranno del percorso di conoscenza che nel libro viene suggerito. Anche tramite l’arte.
Così il Vangelo Pratico sarà in mostra.
Nell’ambito dell’annuale esposizione collettiva realizzata dalla Fondazione Lilian Caraian.
Per visitare la mostra:
orario 10.00-13.00 e 17.00-20.00
da Venerdì 7 a Sabato 15 Maggio 2021.
Per Sabato e Domenica bisogna prenotarsi al 3470689296.
Palazzo Costanzi, Sala Veruda
Trieste.
27/04/21
Non guardare il ponte
Non concentrarti sul ponte perché, benché sia molto bello e sorprendente, il suo scopo è solo quello di portarti dall’altra parte. Se esso esiste e ti si presenta davanti vuol dire semplicemente che il versante sul quale stai ora può essere attraversato passando sul ponte e giungendo così oltre. Se ci si fermasse invece sul ponte, lo staremmo utilizzando in maniera scorretta, ti pare?
Il ponte è come ogni cosa ci capita nella vita, positiva, negativa o indecifrabile oppure le conoscenze e le esperienze che riteniamo che ci possono migliorare. Tutto deve quindi essere vissuto per passare oltre, non nel senso di voltare le spalle ma un procedere, un progredire.
Tutto quello che abbiamo vissuto ci ha condotti davanti a quel ponte, e lo scopo di un ponte è transitare da un versante al successivo. Se incontriamo quel ponte è proprio perché abbiamo questa opportunità, perché perderla? Eppure, è come se si volesse mancare la possibilità di andare più avanti, progredire, quando si vuole evitare di vivere certe esperienze oppure quando giudichiamo quel che ci capita come insormontabile, insuperabile… sarebbe come rimanere lì senza muovere un passo. Puoi riconoscere una cosa simile nella tua vita? Al di là della metafora del ponte, ti sembra che a volte ci si soffermi su alcuni eventi come se non si potesse più muoversi da lì?
Sicuramente, mi si può rispondere che alcune esperienze nella vita sono così dure che è come se non si potesse affrontarle o che dovessero persistere, oppure che uno può ottenere un successo tale da non volersene assolutamente allontanare. Però, se si legge che ogni cosa è in realtà un ponte, allora deve per forza portarci da qualche altra parte, indipendentemente da come siamo diventati durante il tragitto.
E se si passa poi oltre, si è di certo più vicini alla meta.
23/04/21
CREATORI RESPONSABILI
Nel libro che ho scritto, il Vangelo Pratico, si legge che la realtà è il riflesso di quanto viviamo: il mondo esterno risulta dal mondo interno. Quest’ultimo anno, abbiamo tutti vissuti un’esperienza radicale che difficilmente non potremmo che considerare come negativa, anzi nefasta.
Ma allora, dovremmo pensare l’essere umano come l’artefice del male in questo mondo? Dovremmo forse vedere che siamo noi stessi a volerci danneggiare?
L’esteriorità è immagine dell’interiorità per il fatto che essa è il prodotto della nostra creazione, proprio come artista non posso che affermare che quello che creo nel mio atelier è comunque sempre a mia immagine… Teniamo conto che innanzitutto siamo creatori, mentre il sentirci in colpa o vittime a seguito delle avversità che ci capitano è invece un giudicarsi degli ospiti in questa realtà, dei semplici passeggeri che non hanno responsabilità.
Praticare il Vangelo accompagna la propria sensibilità a percepirsi parte dell’intero creato, dell’universo: non come ospiti ma come componenti uniti al punto che interiorità e esteriorità combaciano, si sovrappongono.
Piuttosto che perdere fiducia, reagiamo con fiducia: che cosa la nostra parte più profonda vuole dirci attraverso questa esperienza? Nel corso del 2021, pare che riscontreremo che il virus perderà sempre più terreno: è il momento perfetto, ora che ci si tranquillizzerà maggiormente, per farsi questa domanda. La quale, in termini diretti si può esprimere in un ricercare il come può essere sorta una situazione simile e come fare perché non si ripeta. Questo è un rispondere in modo attivo, da protagonisti, da esseri presenti consapevoli del proprio ruolo nel mondo e, specialmente, del proprio potere.
Per ora, in questi primi mesi, sembra invece che quello che si è imparato è che deve essere tutelata e nuovamente stimolata la crescita economica.
07/04/21
Praticare il Vangelo alla scoperta di un tesoro
Fin da quando ho memoria, il mio più vero desiderio era di vivere costantemente alla ricerca di un tesoro. Senza rendermene conto, vedo oggi che la mia vita è stata così e il tesoro è talmente totale e completo che non mi manca nulla...
anche se non avessi nulla.
31/03/21
Pratica artistica del Vangelo
Gli articoli che la Casa Editrice Anima Edizione sta pubblicando sul mio lavoro sono una gradita opportunità per raccontare come ho iniziato a realizzare i miei progetti artistici.
E come questi mi abbiano fatto vivere un'avventura profonda che si è sviluppata nel libro VANGELO PRATICO.
In questa pagina, il nuovo articolo: Il prodigio e la sua prova.
Dalla stampa del libro, ho cominciato a dare vita a una nuova serie di elaborazioni fotografiche, la Pratica artistica del Vangelo.
Verrà presentata, per la prima volta, nel prossimo numero della rivista THE WORKING ARTIST.
09/03/21
Essere Apocalisse
"Dio è incredibile: io posso credere a qualcuno che mi parla, a ciò che recepisco con i sensi e con la mente, addirittura a concetti astratti, ma a Dio non si può credere."
continua l'articolo su:
https://anima.tv/2021/essere-apocalisse-comin/
21/02/21
Tu sei Dio o, semmai, è Dio che è te? Risposte durante la presentazione del libro VANGELO PRATICO
Rispondo ai commenti ricevuti durante la presentazione del libro VANGELO PRATICO del 15/02/2021 realizzata in diretta streaming dalla casa editrice Anima Edizioni. Che si ritrova qui: https://www.youtube.com/watch?v=HVeNbMCuUq8&list=LL&index=1&t=1038s
Il commento di Paolo Livrieri: “Dio sei tu se capisci l’inganno”
e di Vita Calia: “L’essere umano, fatto a immagine di Dio, ha la responsabilità di realizzare se stesso. Riconosco che è facile perdere di vista questo scopo principale”
al link: https://youtu.be/1RLgHGD7flI
E di Maria Rosa Oliva che diceva: "Mi sembra un tentativo di tradurre un pensiero spirituale orientale adottando categorie concettuali della spiritualità evangelica....."
al link https://www.youtube.com/watch?v=mZo2tCBBtyQ
17/02/21
Il Tao a Milano
Ecco come verrebbe raffigurato il Tao e l'universo in Occidente.
08/02/21
Presentazione VANGELO PRATICO dalla Casa Editrice
E' con enorme piacere che vi invito a prendere parte alla presentazione del mio libro Vangelo Pratico che avrà luogo on line dalla piattaforma Youtube.
Il giorno: 15 Febbraio 2021
Alle ore: 19:00
Sarà in diretta dalla sala conferenze della Casa Editrice ANIMA Edizioni e visibile qui. Sarà possibile anche partecipare scrivendo sulla chat con la presentazione della redattrice e scrittrice Camilla Ripani.
Con l'augurio di poterci sentire in quell'occasione!
08/01/21
VANGELO PRATICO presentazione on line
E' con enorme piacere che vi invito a prendere parte alla presentazione del mio libro Vangelo Pratico che avrà luogo on line dalla piattaforma Facebook.
Il giorno: 13 Gennaio 2021
Alle ore: 18:00
Sarà in diretta e visibile entrando nel mio profilo facebook, qui. Sarà possibile anche partecipare scrivendo sulla chat.
Con l'augurio di poterci sentire in quell'occasione!
Buon anno,
Enzo
06/01/21
Negli ultimi tempi, dal mio atelier ho condiviso maggiormente la parola scritta piuttosto che dei lavori di arte visiva.
Non tutte le attività condotte da un artista nel suo atelier, andranno a costituire ciò che poi sarà visibile nelle mostre. L'atelier è quindi un luogo in cui convergono produzioni inaspettate, varie tappe dell'opera complessiva.
Nel mio caso, scrivere e pubblicare fanno parte appunto di un processo finalizzato ad afferrare e manifestare meglio l'opera che intendo condividere. E il fruitore dell'opera troverà una visione più completa dell'identità stessa dell'opera grazie al sovrapporsi di più strati.
Forse non c'è neppure un cuore unico e riconoscibile, al di sotto; solo livelli sovrapposti.
Buona lettura e buona scoperta!
29/12/20
Fine Covid-19. Perché mai riprendere il mondo come lo avevamo lasciato?
Nel Vangelo Pratico espongo certe contraddizioni fra la realtà e la personale idea che si ha della realtà. Infatti, di ogni capitolo si può cogliere la proposta più profonda se si tiene a mente che la natura basilare della realtà è il suo continuo mutare mentre di solito la si immagina che rimarrà come appare per sempre.
Nulla può esistere se non attraverso una ciclicità che impedisce di restare impassibili e sempre uguali. L’eccezionalità di quanto sta accadendo in questo 2020 ne è un esempio ideale! Proprio come il convincersi che le cose devono per forza tornare a com’erano prima del Covid-19, per poter essere positive, è la prova della mentalità contraddittoria che ci caratterizza!
La mancanza di novità e miglioramenti nella vita porta spesso a desiderare un cambio di rotta oppure a un lamentarci perché le cose non stanno andando come vorremmo. Allo stesso modo, prima dell’esperienza Covid molte persone si lamentavano delle situazioni che vivevano, del governo, della squadra del cuore, del lavoro, del partner… e ora si lagnano che è invece l’attuale situazione a non andare bene perché limitante rispetto a prima. Ma quel “prima” è purtroppo quello di cui non erano contenti.
A me non piace affatto quando i mass media paragonano lo sconquasso del Covid come a una guerra. Tuttavia, diventerebbe appropriato se decidessimo di vedere questo periodo come un ribaltamento tale da obbligarci a cambiare in qualche modo le abitudini che non ci portano felicità. Se prima ci lamentavamo di qualcosa, la vita ci offre questo evento che ci spinge a virare le nostre consuetudini, le opinioni, le attività, i gusti, gli interessi. L’ignorarlo, invece, è l’atteggiamento contraddittorio di esser convinti che le cose possono o devono per forza rimanere sempre uguali…
Visto che non è immediato cogliere l’importanza di provare le cose in maniera diversa, anche quando non si è pienamente soddisfatti di come andavano, possiamo immaginare che questo momento di lockdown è come un tempo sospeso nel quale semplicemente si attende che un personale cambiamento potrebbe succedere… Se addirittura siamo convinti che sia difficoltoso o irrealizzabile, potremmo perlomeno iniziare a considerare che il modo in cui era il mondo fino a un anno fa ha concretizzato una cosa come questa epidemia: perché mai volerlo riprendere identico da come lo avevamo lasciato?
Buon 2021!
23/12/20
Far qualcosa (anche di spirituale) per avere qualcosa in cambio è ancora un agire con la mentalità economica.
Dopodomani sarà Natale, una data davvero significativa per me visto che ho pubblicato un libro che mette il Vangelo e le parole di Gesù al centro di tutte le riflessioni. Mi guardo attorno e dal web si affollano appuntamenti legati al Natale che offrono esperienze proposte da gruppi di persone fedeli a un principio spirituale di cui intendono condividere il massimo beneficio. Tutto si basa sulla convinzione che nei periodi in cui ricorre l’anniversario della nascita di una figura spirituale elevata si possono trarre eccezionali riscontri in misura di quanto si prega, medita o si compiono cerimonie dedicate.
Ovviamente tale approccio è meraviglioso perché ogni spinta verso l’alto è sempre promotrice di una crescita; inoltre, chiunque pratichi il Vangelo (come trattato nel mio libro) considera Gesù come uno dei Maestri essenziali. Malgrado ciò, senza criticare, vorrei far notare che questa prassi di far qualcosa (anche di spirituale) per avere qualcosa in cambio è ancora un agire con la mentalità economica e mondana di cui abbiamo già accennato nel precedente post. La quale, paradossalmente, viene considerata l’ostacolo che si vorrebbe scavalcare proprio tramite quel cammino spirituale.
Fare qualcosa, donare la propria devozione con l’obiettivo di guadagnarci pare anche a voi che allontani invece dal Cristo? Ripeto, qui non si vuole condannare, anche perché chi si comporta in tale modo lo fa con convinzione e pure con fede; ma può essere questa, la fede che ci permetterà di andare oltre la realtà caratterizzata dal dare e avere?
Anche nel mondo cristiano più tradizionale, in questi giorni ci si riunisce per celebrare l’avvenimento, e di certo si pregherà per un nuovo anno migliore rispetto a quello che sta finendo. Ma desidereremo che questo miglioramento avvenga chiedendo un aiuto straordinario al di fuori di noi oppure proveremo a volerlo considerandoci noi quell’evento speciale, unico, vibrazionale, extraterrestre, angelico, salto-quantistico, benedetto, splendente, illuminato che creerà la differenza?
Buon Natale!
17/12/20
Che cos’è un problema?
02/12/20
Praticare il Vangelo per essere reali
Estratto dal mio intervento al convegno Dialogando con gli autori della Casa Editrice Anima Edizioni, 29 Novembre 2020. Si può rivedere al link Youtube.
Praticare il vangelo per conoscere chi si è realmente, per essere reali. Perché tutto quello che può venir descritto nella propria biografia è un elenco di esperienze che sono state vissute nel passato, pertanto non hanno a che fare con la realtà che è il presente, quello che si sta vivendo.
Si è abituati a presentarci parlando di quanto si è vissuto oppure degli obiettivi fissati per il futuro. Quindi, in entrambi i casi qualche cosa che non è presente, non è quello che stiamo vivendo: qualcosa che non c’è più o qualcosa che forse succederà.
Nella mia biografia, si legge che sono uno scrittore e artista visivo e per davvero ho scritto un libro e sono un artista perché faccio mostre, non è falso. Ma tutto quello che posso utilizzare per descrivermi, tutto quello che posso dire dopo la parola IO, ha a che fare non con quello che vivo, ma con quello che ho già vissuto. La vita è quello che si vive, non quello che è già vissuto, perciò il momento esclusivamente presente. Quindi, per vita intendiamo precisamente il momento in cui sto scrivendo “il momento in cui sto scrivendo”. Non un attimo prima, non un attimo dopo. Quindi non abbiamo neppure un sufficiente lasso di tempo per tirare fuori delle definizioni, delle discriminazioni, delle precisazioni su chi siamo.
Allora: chi siamo, cosa siamo? Vi invito a fare queste riflessioni su di voi perché capita a tutti quanti di utilizzare delle convenzioni per poterci raccontare mantenendoci quindi in equilibrio su questa strana cognizione che abbiamo del tempo. Ovvero, utilizzare il verbo al presente per raccontare cose del passato. Dire chi sono raccontandovi quello che ho fatto, quindi quello che ero, cosa ero. Oppure, raccontandovi quello che aspiro a diventare. Tutti quanti infatti abbiamo intuito che qualcosa non quadra perché ci vengono fatte delle domande su chi siamo e cosa facciamo e ci si aspetta come risposte delle definizioni che possono andare bene per un generico “per sempre”, un assoluto; quando in realtà stanno a mostrare un nostro generico o particolare passato. Per spiegarmi: ricordo che la prima volta che ho notato questa discrepanza è stato quando un amico mi ha chiesto quale musica ascolto, ma non c’era nessuna musica in quel momento. Si usa il verbo al presente per chiedere in realtà del passato. Infatti, io ho dovuto rispondere per convenzione raccontando della musica che ascolto solitamente; sicuramente era questo che voleva chiedermi il mio amico. Ma facendo così sarebbe come dire che non ho ascoltato o non ascolterò un’altra musica; magari dieci minuti dopo avrei scoperto la musica che mi avrebbe appassionato per molto tempo… Oppure quando si domanda cosa si fa nel tempo libero: ma come si fa a elencare effettivamente tutto quello che si fa? Sono convenzioni. E va bene utilizzare convenzioni anche se appunto non corrispondono alla totale verità perché ci permettono di sentirci appartenenti a un gruppo. Difatti, non dico che sia sbagliato rispondere in questo modo o sia sbagliato mentire, è normale facilita appunto l’essere accettati dagli altri. Quindi è normale mentire agli altri per poter far credere di pensare in un modo: quello in cui pensano tutti. Nell’esempio che abbiamo fatto: lasciar credere che consideriamo che facendo domande al presente si intende invece domandare del passato; oppure lasciar credere alle persone di avere le stesse idee sulla società o sulla religione per sentirsi appartenenti alla comunità. Ma qui stiamo parlando: quando si è da soli, con se stessi, almeno in quel momento, cercare di essere sinceri.
Quindi va bene raccontare agli altri in maniera generica di noi, però quando si è da soli, si parla con se stessi, dovremmo cercare di essere sinceri e dirci che non sappiamo chi siamo effettivamente e domandarci “chi sono veramente”? Sì, io posso dire di essere un artista perché ho realizzato mostre e uno scrittore perché ho pubblicato un libro, ma quando io mi domando “chi sono”, posso dire di essere un artista, uno scrittore? Che in quel momento sono proprio quello?
O sono soltanto dei ruoli, delle etichette? Se io non posso usare il mio passato per rispondermi, sono solo “io”. Quando si è sinceri con se stessi, si possono vivere delle esperienze davvero proficue, realizzare grandi cose. Se si riesce a essere sinceri su di sé anche con gli altri, si possono fare grandi cose anche per gli altri; ma perlomeno con se stessi bisognerebbe essere sinceri… Tutti quanti abbiamo notato, ad esempio, che quando ci vengono fatte domande personali, in verità ci viene domandato altro; sono appunto convenzioni. Alla domanda “cosa fai nella vita”, sappiamo che convenzionalmente ci viene domandato altro: qual è il tuo ruolo all’interno della società, o meglio: il tuo lavoro. Cioè la tua utilità, quanto utile apporti alla società. Perché chi come me fa lavori, come l’artista, che non portano delle entrate costanti, sa bene che quando si fanno delle domande simili (tipo: cosa fai nella vita) la gente vuole sapere come fai a guadagnarti da vivere. Infatti, se io rispondo che sono un artista, spesso l’interlocutore mi risponde: “sì, va bene, ma nella vita cosa fai per davvero”. O precisa: “sì, ma cosa fai per pagare le bollette”. Allora vuole sapere cosa faccio nella vita, che lavoro faccio o come mi pago i conti? Ricordo anche che una volta ho risposto, perché ero più giovane, “scrivo poesie” e l’altra persona mi ha replicato: “sì ma cosa fai per vivere”… ma mica scrivo poesie per morire. Sono tutte convenzioni che si usano e che possono però creare fraintendimenti. Dei fraintendimenti perché appunto quello che si è realmente sarebbe piuttosto quello che si è nella realtà, cioè quello che si sta vivendo. E quello che si sta vivendo spesso non è quello che crediamo o che presentiamo per poterci descrivere: quelli sono ruoli oppure avvenimenti che abbiamo vissuto nel passato che ci hanno caratterizzato. Tutti quanti abbiamo vissuto esperienze che hanno segnato i passi avanti della propria esistenza ma sono sicuro che ce ne saranno altri. Non si può descrivere quello che siamo nel presente descrivendo il passato. Questo significa che in verità per potersi descrivere non si possono adoperare delle definizioni. Questo permetterebbe una libertà di ampliarsi ed emergere nella vita che non ha equali. Ripeto: con gli altri ci si può descrivere come si vuole, si può lasciar credere qualsiasi cosa, ma almeno con se stessi affermare di essere esattamente quello che si è in questo momento permetterebbe di liberarci dalle definizioni che vengono utilizzate e accedere a un paesaggio che appunto non prevede definizioni, che è l’anticamera dell’infinito, dell’imprevedibilità. Preferite vivere in modo prevedibile?
Praticare il Vangelo, infatti porta a un essere liberi dal dipendere da quello che ci circonda; significa diventare liberi dal dipendere che siano altre cose, attorno a noi, a definirci, a dirci di essere in un modo invece che in un altro, in un lavoro o in una definizione. Poiché ci si riconosce nella vita e la vita è il momento in cui si sta vivendo e non il passato o il futuro. Praticare il Vangelo non ha come obiettivo diventare dei bravi cristiani, forse neppure cristiani, né delle persone perbene, dei bravi catechisti: non fa diventare le persone in un modo preciso; altrimenti si finirebbe in altre definizioni ancora.
Questo può spiazzare perché porterebbe la persona, l’eventuale praticante del Vangelo, a ritrovarsi a non scegliere delle vie programmate, dei percorsi prestabiliti, ma predisposti ad accogliere l’imprevedibile, perché vivendo il momento presente, non c’è nulla da controllare. Non lo si può controllare, se non la volontà di viverlo. Perché se io accetto una definizione di me, allora mi precludo tutto il resto e rimango concentrato (anche nel mio presente) che io sono quella cosa: sono un artista, uno scrittore. E si scopre così che non è una concentrazione, il sapere chi si è, ma una distrazione poiché porta come a essere in vacanza da se stessi, da come si è veramente. Lo spiego in questo modo: non è che il passato è trascurabile o non esiste, no il passato ha concretamente permesso che diventassi quello che sono, mi ha costruito; ha la sua importanza. Ma non è che “passato”, perché anche il diventare artista o scrittore non sono cose del presente ma del già vissuto. Il passato è indispensabile per farmi diventare la persona che sono ora, cioè la persona che sta vivendo la vita che è il momento presente. In altre parole, tutto quello che io ho vissuto nella mia vita mi è servito per poter diventare la persona che sta vivendo questo momento; quindi tutte le mie esperienze e il mio passato hanno senso per quello che sto vivendo ora: cioè scrivervi. Si può dire che lo scopo della mia intera vita è questo: vivere questo momento. Proprio come lo scopo della vostra vita che mi state leggendo è quello di leggermi. Tutto quello che avete vissuto (se credete nelle vite passate pure tutto quello che avete vissuto in tutte le vostre vite passate) ha avuto come scopo l’arrivare in questo momento e leggere questo testo. Non sto facendo discorsi egocentrici e superbi anche perché fra 10 minuti starete facendo qualcos’altro e lo scopo della vostra vita sarà quello che farete in quel momento. Sto proprio focalizzandomi sul presente e quindi se ci si abitua a pensare che il passato ha certamente importanza per avermi formato e portato a questo punto (lo scrivere questo testo), allora mi fa sentire che tutto il mio passato, il mio vissuto, le mie esperienze si concentrano in questo momento e io questo momento lo sto vivendo assieme a tutto quello che ho vissuto, nella piena concentrazione, senza pensare di essere nient’altro che una persona che vi scrive. E questa azione la sto considerando come l’unica che sto facendo nella mia vita proprio perché la mia vita è questo momento in cui vi sto scrivendo proprio come per voi è leggere. È tutto quello che sto facendo nella vita. Quindi vivere questo momento presente con tutto quello che sono, tutto quello che ho: il mio passato, il mio corpo, i miei eventuali pensieri sul passato e sul futuro. Questo permette una ricchezza, una profondità, una connessione che travalica il semplice trasmettere informazioni. Infatti, ho scritto un libro trattando qualcosa di enorme come il Vangelo e qui vi scrivo in maniera leggera, ma lo sto facendo con totale attenzione e concentrazione, come fra 10 minuti starò facendo altro e vivrò quell’esperienza con totale attenzione e concentrazione come se fosse quello, lo scopo della mia vita.
E allora ripeto: non è un discorso per accentrare su di me tutta la vostra attenzione ma per invitarvi a considerarvi voi, il vostro presente e la vostra vita come… ogni momento della vostra vita. E quel momento è lo scopo della vostra vita. Probabilmente stiamo parlando in modo generico, chi seguirà il percorso suggerito dal libro che ho scritto potrà lasciarsi andare a ulteriori riflessioni. Ma che sia chiaro: non sono solo speculazioni filosofiche e elucubrazioni astratte, sono considerazioni pratiche, quelle che abbiamo fatto fino a ora. E cioè rendersi conto di chi siamo, come è la realtà e come la consideriamo. E ripetendo il discorso sul tempo: quando viviamo la realtà, in quale momento. Infatti, la spiritualità (il mio libro parla appunto di spiritualità) non ci rende persone più spirituali ma più pratiche perché permette di mettere a fuoco quello che solitamente viene etichettato come astratto, evanescente. Quindi, parlare con leggerezza è perché procedendo nel cammino che si potrà leggere nel libro, è con leggerezza che ci si ritrova ad avere tra le mani la Verità. E non con la fatica e lo sforzo di tenere tutto sotto controllo e così il dovere di definire e spiegare ogni cosa. Con la libertà di essere liberi, libertà di essere indipendenti dalle definizioni di chi siamo stati e cosa dovremmo diventare nel futuro. Ma soltanto la vita, essere la vita, essere quindi nel presente. Infatti, questo discorso, come quello riportato nel libro, non l’ho fatto, non l’ho scritto perché ho avuto una particolare illuminazione, ho scoperto una cosa che gli altri non sanno, ma perché ho smesso di ricercare illuminazioni, di cercare quello che gli altri non sanno. Mi sono concentrato sulla libertà e sul presente. E l’ho fatto perché amo il presente, amo la libertà, solo per quello. Infatti non voglio essere un maestro o un nuovo istruttore che propone l’ennesima tecnica per risolvere o capire cose incomprensibili. Ho scritto quel libro perché sono un amante della verità, di Dio, del Vangelo. Sono un fan, solo per quello. Tutto il resto viene da solo. E la libertà permette anche che tutte le cose di cui si vorrebbe la risoluzione scompaiono poiché non si vedono più essendo voi, praticanti del Vangelo, vivi e quindi viventi nel presente. Mentre quelli che sarebbero problemi da risolvere sono cose avvenute nel passato o preoccupazioni per ciò che avverrà.
Auguri per il prossimo scopo della vostra vita… tra un istante.
26/11/20
29 Novembre 2020 "Dialogando con gli autori" convegno della casa editrice Anima Edizioni
Anche quest'anno, la Casa Editrice Anima Edizioni ha organizzato l'annuale convegno con i nuovi autori, tra i quali figuro anch'io. Qui il programma.
Il mio intervento si intitola Praticare il Vangelo per essere reali e sarà visibile in diretta streaming gratuita.
Vi aspetto Domenica 29 Novembre alle 14.30 su YouTube.
14/11/20
Essere felici solo quando si vivono le esperienze che ci rendono tali… È normale proprio come il voler evitare quelle che potrebbero invece far soffrire.E anche ciò che ci fa felici, nel tempo potrebbe cambiare; oppure potremmo essere noi a vederlo in modo diverso…Non sarebbe meglio essere felici e basta? Trovare la felicità e goderne per sempre, senza più cambiamenti o date di scadenza… Questo è molto difficile che succeda proprio perché a condizionarci è quanto ci capita. Quindi essere felici o il contrario a seconda delle esperienze che si vivono.Come sarebbe allora una felicità se fosse piuttosto legata a qualcosa che non muta col passare del tempo, che non è dipendente da quanto ci succede attorno? Indipendente, illimitata e indistruttibile. E questa è raggiungibile allora quando non si fa affidamento per trovarla a qualcosa di esterno a noi… Sentirsi felici, soddisfatti e realizzati a prescindere che si vinca il primo premio della lotteria o si viva in mezzo a una pandemia.È un risultato così importante per tutti noi che non ha senso non ricercarlo, procrastinarlo o ignorarlo. Cosa aspettiamo?Praticare il Vangelo non significa diventare delle persone perbene o dei chierichetti per cui andare fieri, ma diventare uomini liberi dal dover dipendere da ciò che ci circonda per avere qualcosa in cambio. Anche qualcosa di personale e unico come la felicità.Non si può attendere di provarci. E di volerlo.Questo è l’unico sano desiderio che si possa avere. Specialmente ora.
11/11/20
Praticare il Vangelo per l'avventura
I grandi Maestri della Storia non ci parlano del passato ma di come risolvere i dubbi sul futuro. Essi mettono a disposizione una conoscenza che evidentemente non si ferma a quello che si muove attorno a noi, perché altrimenti sarebbe una conoscenza rivolta a ciò che muta con il passare del tempo e delle abitudini. La conoscenza che propongono intercetta quello che non cambia, che sta più nel profondo, che riguarda noi al di là dei cambiamenti e dei condizionamenti. Una presenza di assoluto nelle nostra realtà transitoria…
Allora l’accettare quanto capita nella vita non significa un rassegnarsi, non significa un essere contenti per quello che ci succede senza avere aspettative o desideri. La vera accettazione, che ci lancia nel futuro come raccontato dai Maestri, è possibile quando gli eventi della propria vita sono sentiti come ideali, tagliati su misura per ciascuno di noi anche se non dovessimo riuscire a decifrarli o valutarli. Anzi, meno ne diamo una spiegazione e più viene facile viverli e lasciare che accompagnino al prossimo capitolo della nostra vita. La quale, in questo modo, è un susseguirsi di esperienze imprevedibili e fuori programma. La persona che permette alla vita di indicarle la strada secondo quest’unica (non) regola è una persona che ama l’imprevedibilità e che si aspetta che la vita, non potendo essere già definita, sia scevra da destini e oppressioni. Un’avventura. Una sorpresa. Liberi anche dal dover per forza capire tutto e tenere tutto sotto controllo come se fossimo noi a essere gli unici, da soli, a portare sulle spalle l’esito di ogni cosa. Liberi allora, di seguire soltanto ciò che amiamo e amiamo fare, come se fossero la bussola da seguire, le molliche di pane per riportarci a casa. Alla sorgente. Assaporiamo insieme l’esperienza di una di queste avventuriere, Linda, grazie al suo blog “Riequilibrarsi” e che io ho conosciuto perché è una delle prime lettrici del libro che ho scritto, il Vangelo Pratico.
10/11/20
28/10/20
Entrare in una delle librerie preferite e trovare il proprio libro in esposizione...
Il mio libro lo sto vedendo esposto in varie librerie. E' un enorme piacere scoprire di essere scelto tra le varie proposte.
Questa foto l'ho scattata alla Libreria Ubik di Gorizia e la successiva alla Lovat di Trieste
16/10/20
il VANGELO PRATICO stampato