21/05/24

LA DANZA DEL LABIRINTO

Nell’osservare una società che stimola le persone alla razionalità e all’esteriorità, e in vista di abitudini che porteranno le persone ad essere sempre più rivolte al virtuale e alla staticità, il corpo si dimostra come una vera risorsa che abbiamo a disposizione per poter sperimentare qualcos’altro. Ovvero, la creatività, l’interiorità e, di conseguenza, una conoscenza di sé e, chissà, anche dell’assoluto. Paradossalmente, lo strumento che potrebbe accompagnarci verso l’immateriale e il profondo è proprio ciò che in tutti noi comporta il legame con la materia e la terra: il proprio fisico.
Il corpo, infatti, non può nascondere quanto in realtà non vediamo in noi perché ci distraiamo o perché non abbiamo tempo per una introspezione. Oppure perché preferiamo accantonare quanto di noi non ci piace e crea delle ombre. Ecco che allora, quando lo muoviamo, il corpo scuote anche il nostro interno e, come un possente lago che è quieto solo in superficie, fa emergere tutto ciò che fino a un attimo prima vi lasciavamo immerso… o ignoravamo perché non visibile. Pertanto, non solo essere ciechi al proprio mondo interno risulta perché si è costantemente distratti, ma anche per un’abitudine a difenderci da ciò che giudichiamo non accettabile…
Addirittura, la tecnologia che sempre di più ci permette di raggiungere contatti e conoscenze, ci si rivolta contro condizionando le scelte personali oppure impigrendoci o mantenendoci stimolati in qualcosa d’altro… che non siamo noi. In effetti, sarà soltanto quando affronteremo ciò che siamo, quindi anche ciò che non conosciamo o non vediamo di noi stessi, che potremo davvero conoscerci.
Che la mente ci porti pure a ragionamenti lontani, pavidi o che distolgono l’attenzione, ma le nostre unicità, paure, tendenze e i personali ostacoli non possono essere celati al corpo. Muovere il corpo, pertanto, corrisponde al sommuovere le acque di quel lago interiore che abbiamo in noi. E così, ciò che siamo emerge e potremo incontrarlo; e, senza dover per forza giudicare cosa questo significherà, se si vorrà si potrà anche esserlo. Essere sé stessi… però la propria vera essenza, non ciò che appariamo nella società.
Essenza che è mantenuta nel nostro corpo, al di là di quel che facciamo o crediamo nella vita di tutti i giorni. È sufficiente invitarla, senza giudicare, cominciando a muoversi in libertà. Ne LA DANZA DEL LABIRINTO, ti verrà proposta una musica, la quale è creata per danzare in una danza che è un movimento libero. Una musica e una danza che non sono per un semplice divertire, intrattenersi e passare il tempo, ma condividere una suggestione di conoscenza personale. Così facendo, infatti, non ci sarà un modo giusto o sbagliato di muoversi e di ballare, perché i movimenti non rispecchieranno uno stile che abbiamo deciso… ma la propria interiorità che spontaneamente verrà a galla. Se è una via per conoscersi ed essere sé stessi, allora starai danzando te stesso… e solo tu puoi farlo. E nessuno potrà giudicarlo giusto o sbagliato.
Perciò, giudicare quello che si fa, preoccuparsi del giudizio altrui, ma anche l’essere così condizionati dalla società da non avere tempo per sé sono tutte ideali modalità per rimanere immobili… Ma anche se tu credessi che si possa pure vivere stando fermi, fai attenzione che la musica starebbe comunque suonando. E ti staresti perdendo un ballo… che solo tu potrai fare.
Accostiamoci al cerchio attorno al dj, lasciamo che con spontaneità il corpo inizi a seguire la musica… Attorno a noi, non ci sarà nessuno a giudicarci, ma colori, pittura e profumi che ci forniranno nuove e personali indicazioni…



Vèstiti di poesia

Vèstiti di poesia 

Come abitanti di una società devota alla tecnologia e al virtuale, ci siamo abituati a subire un flusso insistente di messaggi che provengono da varie fonti. Non solo i mass media che hanno cambiato la quotidianità nei decenni scorsi, ma pure attraverso tutti i dispositivi elettronici che ci circondano. Non rimane quasi più uno spazio o un momento dove condividere e far crescere la nostra comunicazione individuale. Perché anche quando esprimiamo agli altri pensieri personali o offriamo quelli che accendono il nostro interesse, finiscono allo stesso modo in quel fluire rapido, indistinguibile e, forse, ingestibile. Questa condizione viene ribaltata attraverso il progetto “Vèstiti di poesia”, in cui il partecipante non solo condividerà poesia, ma addirittura vi conviverà permettendone uno sviluppo.
Indosserai un capo di abbigliamento con ricamato sopra il verso di una poesia. Portandolo con te, anzi no, addosso, l’offrirai agli altri e, proprio per questa ragione, creerai lo stimolo a inaspettati incontri e sviluppi. Un libro non si giudica da una copertina e, a questo punto, chi indossa una poesia smetterà di essere qualcuno costretto a soffermarsi alla superficie dei fugaci messaggi che passano sotto gli occhi, sullo smartphone o nella televisione.
Sarai quindi tu a incarnare la poesia e a renderla viva in mezzo alla gente e, cosa più importante, la proteggerai dal finire dispersa e non letta. Un compito, in realtà, naturale, perché accade sempre qualcosa di poetico ogni volta che alziamo la testa dal flusso incessante di rumore e parole. E così, vivrai qualcosa di unico per il semplice indossare quel vestito.
Documenta quel che ti succede, attraverso delle immagini, dei testi oppure raccontacelo quando ci rincontreremo. Sarà una gita nel solito mondo, ma non avrà nulla come al solito grazie a te.
Fatti fotografare o filmare mentre indossi il tuo vestito di poesia, asseconda chi ti fermerà per chiederti di leggerlo. Sarà molto bello scambiarci le nostre storie quando ci rincontreremo… Perché nel tuo vestito c’è solo un verso, e il resto della poesia lo sarete tu e quel che ti succederà. 





Sarà come prendere parte a una performance oppure conoscere in un modo diverso la poesia. Scrivimi a contact@enzocomin.com per chiedermi un vestito e ti verrà prestata una maglia, una giacca, un cappotto o un foulard... O usa quello che hai se ne hai già ricevuto uno da TIZZI DA GORIZZO, l'autrice... Sarai poi invitato in autunno a un evento dedicato, presso lo studio dell'artista Moreno Gaudenzi e ci racconteremo le reciproche esperienze. Queste verranno poi condivise in una mostra o in un libro...
Da un'idea di Moreno Gaudenzi.